2. Camminare e correre.

Le cose che facciamo decine di miglia di volte ogni giorno, per tutta la vita, sono cose ben conosciute. Questa è l'opinione generale, ma non sempre è giusta. Un ottimo esempio a conferma di ciò l'abbiamo per il camminare ed il correre. Che cosa possiamo conoscere meglio di questi due tipi di movimento? Tuttavia, quante sono le persone che hanno un'idea chiara di come si muove il nostro corpo quando si cammina e quando si corre e delle differenze che ci sono tra questi due tipi di movimento? Vediamo quello che dice la fisiologia circa il camminare ed il correre. Per la maggior parte dei lettori questa descrizione sarà qualcosa di completamente nuovo (il brano è tratto da “Lezioni di zoologia” del prof. Paul Bert).
"Supponiamo che una persona sia in piedi su una gamba, per esempio  sulla destra. Immaginiamo ora che questa persona alzi il tallone e che contemporaneamente inclini in avanti il corpo. [una persona mentre corre o cammina esercita sul terreno, quando distacca da esso il suo piede, una forza di circa 20 kg in aggiunta al proprio peso. Quindi una persona esercita una sollecitazione maggiore sul terreno quando si muove rispetto a quando sta ferma. – Y.P.]
   In questa situazione, la perpendicolare tracciata dal suo centro di gravità esce, ovviamente, dalla superficie della base di appoggio ed  la persona deve cadere in avanti.

 

Fig.. 17. L'uomo cammina così (Posizione successive del corpo quando cammina).

Ma non appena inizia questa caduta, la gamba sinistra, che sta in aria, si muove rapidamente e si posa sul suolo davanti alla perpendicolare del centro di gravità, in maniera tale che essa rimanga dentro i limiti della superficie compresa tra le linee che uniscono tra loro i punti di appoggio di entrambi i piedi. In questa maniera si ristabilisce l'equilibrio e l'uomo avanza di un passo.  Egli può anche fermarsi in questa posizione, benché sia abbastanza scomoda. Ma se vuole continuare ad avanzare, inclina ancora più il suo corpo in avanti, trasporta la perpendicolare del suo centro di gravità fuori dei limiti della superficie di appoggio e, nel momento in cui avverte la sensazione di cadere, porta di nuovo in avanti l’altra gamba, in questo caso la destra, avanzando così di un nuovo passo, etc. Quindi, il camminare non è altro che una successione di cadute in avanti, le quali si evitano a tempo debito portando avanti la gamba che era rimasto dietro ed appoggiandosi su essa.

 

Fig.. 18. Rappresentazione grafica del movimento dei piedi mentre si cammina. La linea superiore, A, corrisponde ad un piede;  l'inferiore (B), all'altro. I tratti rettiline rappresentano gli istanti in cui il piede è appoggiato al suolo;  i tratti curvi, gli istanti in cui il piede si muove senza appoggiarsi da nessuna parte. In questo grafico si può vedere come, durante l’intervallo di tempo a entrambi i piedi sono appoggiati al suolo;  durante b, il piede A sta in aria, mentre il piede B continua ad appoggiarsi al suolo;  durante c, si appoggiano un'altra volta entrambi i piedi. Quanto più in fretta si cammina, tanto più brevi sono gli intervalli a b e c (paragonare col grafico del movimento dei piedi in corsa).

 

Fig.. 19. L'uomo corre così (posizioni consecutive del corpo durante la corsa; osservare che in alcuni istanti entrambi i piedi sono in aria).

Esaminiamo più da vicino questo processo. Supponiamo che sia stato fatto il primo passo. In quell’istante il piede destro sta ancora in contatto col suolo ed il sinistro si è posato a terra. Ma se il passo non è stato troppo corto, il tallone destro si è dovuto alzare, poiché è questo sollevamento del tallone quello che obbliga il corpo ad inclinarsi in avanti ed a perdere l'equilibrio. Completando il passo, la prima parte del corpo che tocca il suolo è il tallone del piede sinistro. Successivamente, quando tutta la pianta del piede sinistro si è posata al suolo, il piede destro si alza e rimane totalmente in aria. Allo stesso tempo, la gamba sinistra, che stava un pò piegata sul ginocchio, si alza, grazie alla contrazione del muscolo anteriore della coscia, il quadricipite crociato, ed assume momentaneamente la posizione verticale.

 

Fig. 20. Rappresentazione grafica del movimento dei piedi durante la corsa (paragonare con Fig. 18). Questo grafico mostra come in alcuni istanti (b, d ed f) la persona che corre ha entrambi i piedi nell'aria. In questo consiste la differenza fra persona che corre ed una che cammina.

Ciò consente alla gamba destra, che è piegata a metà, di muoversi in avanti senza toccare il suolo e, seguendo il movimento del corpo, di posare il suo tallone nel preciso istante in cui inizia il passo successivo. Quindi inizia una nuova serie di movimenti identici con la gamba sinistra, la quale, in questo momento, si appoggia a terra solamente con le dita e poco dopo si alza e rimane sospesa in aria.  Il correre si distingue del camminare in quanto la gamba che si appoggia al suolo, si estende con energia e lancia in avanti tutto il corpo con una contrazione istantanea dei suoi muscoli, in modo che esso rimane per un istante completamente separato dalla terra. Dopo di che si va a posare a terra l'altra gamba, la quale, mentre il corpo si trovava in aria, si è spostata rapidamente in avanti. Quindi la corsa è il risultato di una serie di salti da una gamba all’altra."

L'energia che una persona consuma camminando su una strada orizzontale, non è uguale a zero, come qualcuno pensa, poiché il centro di gravità del corpo del pedone si muove verso l'alto di vari centimetri ogni volta che egli fa un passo. Si può calcolare che il lavoro che si compie camminando su una strada orizzontale è uguale all’incirca alla quindicesima parte del lavoro necessario per innalzare il corpo del pedone ad un'altezza uguale alla strada percorsa.

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