5. Cocomeri-bomba.

 

Fig. 21.  I cocomeri lanciati sulle veloci automobili si trasformano in "proiettili."

Se in determinate condizioni una pallottola può risultare inoffensiva, accade anche il contrario, vale a dire che un "corpo pacifico", lanciato a bassa velocità, può avere effetti devastanti. Questo è quello che accadde quando, durante la corsa automobilistica Leningrado-Tiflis nel 1924, i contadini dei paesi del Caucaso salutavano gli automobilisti che passavano a gran velocità davanti a loro, lanciandogli cocomeri, meloni e mele. L'effetto che produssero questi inaspettati regali fu abbastanza spiacevole. I cocomeri ed i meloni ammaccavano in profondità fino a romperle le carrozzerie delle automobili, mentre le mele ferivano seriamente gli automobilisti. La causa è comprensibile. La velocità delle automobili si sommava a quella propria dei cocomeri e delle mele e li trasformava in pericolosi proiettili distruttori. Non è difficile calcolare come un cocomero di 4 kg, lanciata verso un'automobile che va a 120 km all’ora, sviluppa la stessa energia di una pallottola di 10 g di peso.
Indubbiamente, in queste condizioni, l'effetto di penetrazione del cocomero non può confrontarsi con quello della pallottola, poiché il primo non ha la durezza della seconda.  Le grandi velocità raggiunte dagli aerei a reazione hanno fatto sì che, in alcuni casi, gli scontri tra aeroplani ed uccelli abbiano causato avarie e perfino catastrofi. Viene da domandarsi, che pericolo può rappresentare un uccellino per un'aereopano capace di trasportare decine di passeggeri? Tuttavia, quando l'aeroplano ha una velocità di 300-500 m/s, il corpo dell'uccello può perforare la sua copertura metallica o i vetri della cabina del pilota o, se riesce ad entrare nell'ugello del motore, metterlo completamente fuori uso. A causa di un scontro di questo tipo, nel 1964, morì il cosmonauta nordamericano Theodore Fryman mentre effettuava un volo di allenamento con un aereo a reazione. Il rischio di questi scontri è aggravato dal fatto che gli uccelli non temono agli aeroplani e non si allontanano da essi.
Quando due corpi qualsiasi si muovono nella stessa direzione e con la stessa velocità, non rappresentano alcun pericolo l'uno per l'altro. Quando una pallottola sparata contro un aeroplano ha la stessa velocità di quest’ultimo è inoffensiva per il pilota , come già sappiamo. Il fatto che i corpi che si muovono a velocità quasi uguali possano venire in contatto senza colpi  fu magistralmente sfruttato nel 1935 dal macchinista Borshehev, il quale riuscì a trattenere col suo treno un gruppo di 36 vagoni in marcia, senza scontrarsi, ed evitò così una catastrofe ferroviaria. Questo fatto avvenne in una ferrovia del sud della Russia, sulla tratta Elnikov-Olshanka, in questa maniera.  Davanti al treno condotto da Borshehev procedeva un altro che dovette fermarsi per insufficiente pressione del vapore. Il suo macchinista sganciò dal treno 36 vagoni, lasciandoli sulla linea, e proseguì con i restanti verso la stazione successiva. Questi vagoni non erano stati bloccati con opportune staffe sotto le ruote e, poichè il terreno era in leggera pendenza, cominciarono a muoversi all'indietro ad una velocità di 15 km all’ora, rischiando di scontrarsi con il treno di Borshehev. Questo ingegnoso macchinista si rese conto del pericolo, fermò il suo treno e inizio a retrocederlo, facendo in modo che, a poco a poco, prendesse anch’esso la velocità di 15 km all’ora. Grazie a questa manovra, riuscì a trattenere i 36 vagoni con il suo treno, senza che avvenisse il minimo incidente.  Finalmente, vogliamo fare conoscere un apparato basato in questo stesso principio che serve per facilitare straordinariamente la scrittura nei treni.

 

Fig. 22.  Dispositivo per scrivere comodamente sul treno in marcia.

 Quando si va in treno è difficile scrivere, perché il saltellio delle ruote del vagone sulle giunzioni delle rotaie non si trasmette simultaneamente alla carta ed alla punta della penna. Se facciamo in modo che la carta e la penna ricevano contemporaneamente la scossa, otterremo che tra esse esista una  quiete relativa e, quindi, che non sia difficile scrivere su un treno in marcia. Questo è precisamente quello che si riesce a fare con il dispositivo rappresentato nella fig. 22.  La mano con la penna si lega alla barretta a, la quale può muoversi su alcune guide realizzate sulle asticelle b;  queste ultime possono scivolare a loro volta su alcune scanalature che ha la tavola che si appoggia sul tavolo del vagone.  Come si può vedere, la mano ha sufficiente libertà di movimento per potere scrivere una lettera dietro altra ed ogni riga sotto la precedente;  infatti ogni scossa che riceve la carta appoggiata nella tavola si trasmette immediatamente, e con la stessa intensità, alla mano che tiene la penna. In questo modo, la scrittura su un treno in movimento è comoda come se il vagone fosse fermo: l'unico fastidio è che la vista segue la carta a salti, perché la testa non riceve contemporaneamente le scosse come la mano.

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